La Georgia è considerata la culla dell’enologia, grazie anche agli importanti reperti archeologici trovati nella parte meridionale del paese, me è la tecnologia di vinificazione in anfora, il ruolo dell’anfora come contenitore energetico ad incuriosire, anche se questi vini rimangono una proposta di nicchia, indirizzata a consumatori esperti. A partire dal 2000 alcuni produttori italiani come Gravner e il Castello di Lispida hanno iniziato a produrre vini seguendo pratiche di vinificazione utilizzando le grandi anfore, dette kvevri, modellate a mano e cotte in speciali forni. La delegazione di Torino e provincia dell’Onav dedicherà la serata di giovedì 31 marzo (ore 21.00, Hotel Diplomatic, via Cernaia 42, Torino) alla conoscenza e degustazione di alcuni vini italiani e georgiani prodotti con questa arcaica metodologia.domenica 27 marzo 2011
VINI IN ANFORA, CALICI DI STORIA.
La Georgia è considerata la culla dell’enologia, grazie anche agli importanti reperti archeologici trovati nella parte meridionale del paese, me è la tecnologia di vinificazione in anfora, il ruolo dell’anfora come contenitore energetico ad incuriosire, anche se questi vini rimangono una proposta di nicchia, indirizzata a consumatori esperti. A partire dal 2000 alcuni produttori italiani come Gravner e il Castello di Lispida hanno iniziato a produrre vini seguendo pratiche di vinificazione utilizzando le grandi anfore, dette kvevri, modellate a mano e cotte in speciali forni. La delegazione di Torino e provincia dell’Onav dedicherà la serata di giovedì 31 marzo (ore 21.00, Hotel Diplomatic, via Cernaia 42, Torino) alla conoscenza e degustazione di alcuni vini italiani e georgiani prodotti con questa arcaica metodologia.sabato 19 marzo 2011
E SE AL CENTRO DEL TRICOLORE METTESSIMO LA TAZZINA DI CAFFE'?
L'Italia è veramente uno strano Paese. La nostra classe politica prima decreta la giornata del 17 marzo Festa Nazionale, poi decide che non si deve festeggiare, poi recupera in zona Cesarini e celebra, ma anche così c'è qualcuno che va alle celebrazioni ufficiali, altri che non si presentano all'alzabandiera e perdono anche una buona occasione per non dare aria alla bocca. Ora mi chiedo, questi Ministri e Presidenti di Regione non hanno giurato fedeltà alla Repubblica, prima di accettare incarichi (ed emolumenti)? A quel tempo non erano stati informati che in Italia c'è una Costituzione scritta e che la bandiera italiana è il tricolore? Per il tricolore poi potevano a chiedere a tutti quei cittadini che motu proprio, senza attendere le celebrazioni ufficiali, la bandiera nazionale l'hanno esposta ai balconi delle proprie case, con convinzione, credendoci. E ancora una volta è stato provato il teorema che il popolo è meglio di chi lo governa. Anche se ci è capitato di vedere molte bandiere esposte capovolte, cioè con il verde in alto o a destra..... Di questi tempi ben poca cosa, un peccato veniale. Chi sa perfettamente l'ordine dei colori della bandiera è l'Istituto dell'Espresso Italiano che l'ha riprodotto anche sul proprio logo, la tazzina di caffè. Spesso all'Italia si associa la pizza o gli spaghetti, io credo che invece sia il caffè ristretto il vero prodotto che ci identifica e ci rende riconoscibili in tutto il mondo. Sì perchè si può mangiare una buona pizza anche in Cina, ma il caffè quello proprio no, anche se le moderne cialde, pur annientandone la personalità, rendono bevibile il caffè anche fuori dall'Italia. In Italia invece se volete non essere traditi andate sul sito www.espressoitaliano.org e troverete tutti i bar della penisola dove si può degustare un vero espresso italiano certificato.
giovedì 3 febbraio 2011
A CHE BELLU CAFE'.
Il Vendome è un bel locale. Arioso ed elegante, il bagno ampio e pulito, il personale è gentile e disponibile. La clientela è quella "giusta" e non mancano presenze straniere che hannno movenze da cliente abituale. Il caffè, invece, non sa darmi emozioni. Il ristretto che ho chiesto è troppo lungo e non caldo abbastanza. Ha ragione il mio amico "Principe" Sergio , quando afferma convinto che "il caffè è Bodoni". Poche ore dopo l'esperienza del ristretto-lungo, il ristretto modello Bodoni mi riconcilia con il mondo. Un concentrato di gusto, nè molto nè poco, profumato e secco, da bere rigorosamente amaro. Una sferzata di piacere intenso. E poi, ancora squassato dal godimento, una abbondante cucchiainata di panna morbidissima e dolce, quasi dimenticata a lato della tazzina. Quando la scopri si offre in tutta la sua voluttà. Come la Gradisca felliniana, e che il paragone non appaia blasfemo. Al Bodoni il bagno è in cortile, celato dentro una colonna. Chiuso dentro, guardo il soffitto e mi sento Gagarin.
giovedì 27 gennaio 2011
MA CHE BELLA SCOPERTA IL CONVITTO CAFE'!
Bella scoperta in centro a Torino. Sabato pomeriggio, sole brillante e freddo intenso. Dopo qualche commissione e una bella passeggiata nella zona degli antiquari, tra via des Ambrois e via Principe Amedeo, sentiamo, io e Sabrina, il bisogno di "smarinare". In via San Francesco da Paola, tra via Po e via Principe, ci attira un'insegna: CONVITTO CAFE' BISTROT TORTERIA. Ci imbuchiamo. Ingresso diviso a metà tra bancone e cucina. Due piccole calde sale consecutive piene di umanità varia: famiglie con bambini, coppie, amici, amiche. E' ora di merenda, disperiamo di sederci e invece no, una ragazza gentile dopo qualche istante ci indica un tavolino da due. Intimo e riposante. La carta mostra un grande assortimento di the, sfusi e in bustina. Cioccolata, caffè e bibite e vino a calice. La dieta mi impone una spremuta di arancia, ma alla torta non rinuncio. Avevo già adocchiato quella pere e cioccolato, ma poi viro su una torta di ricotta con copertura di ciocolata. Arriva. La ricotta è compatta e profumata e la cioccolata non è una glassa ma vivaddio una crema tiepida. Divina. L'assaporo con gusto. Scopro che a pranzo le fanno anche salate (le torte). Pare che la più famosa sia la quiche zucchine e menta. Tornerò a provarla. Magari alla fine della dieta (se mai finirà).
Convitto Cafè
Via San Francesco da Paola, 8/d
011.8154070
venerdì 7 gennaio 2011
BONNE BIERE E BONNE CHERE.
"Bonne bière et bonne chère" è il motto della Brasserie Georges a Lione che tradotto sta per "Buona birra e buon stare a tavola". In effetti questa istituzione lionese, anzi francese, fonda sulla qualità delle sue birre e del cibo la sua longeva storia che data al 1836. A fianco dell'antica stazione feroviariadi Perrache, Brasserie Georges , con il grande salone perfettamente conservato e i divani di cuoio rosso, rappresenta un punto di riferimento per i gourmands in generale e in particolare per gli appassionati di choucroute. Alla Brasserie si potranno gustare infatti tutte le varianti di questo piatto alsaziano a base di tagli di maiale, salsiccie e crauti delicatissimi. A proposito, il termine deriva dal germanico "surkrut" che vuo dire "cavolo acido"! In effetti ricordo una choucroute di Georges, una ventina di anni fa, che nella nottata mi ha fatto vedere i .... cavoli acidi. L'altra sera invece tutto è filato liscio, la birra ottima, la choucroute decisa nel gusto senza essere pesante. Ne esiste una versione "du pecheur" a base di salmone e altro ma sinceramente non ho avuto il coraggio e poi se choucroute deve essere che sia di maiale. Fermo restando che potete sbizzarirvi con le entrees, ce ne sone alcune a base di fois gras veramente notevoli, la choucroute per ricchezza è catalogabile tra i piatti unici. Lasciate comunque il posto per il dessert, l'omelette norvegienne, un semifreddo tempestato di canditi e inguainato in una soffice pasta di mandorle e panna. Ottimo. Navigando sul sito della Brasserie George avrete modo di scoprire che nel 1996 lì è stata realizzata l'omelette norvegienne più grande del mondo, lunga 34 metri ed entrata nel Guiness dei Record. Dopo questa notizia starete certamente meglio.
30, Cours de Verdun - 69002 Lyon Perrache
Tel. 0472565454
(ultima visita 4.01.2011)
sabato 1 gennaio 2011
Genesi di un nome.
E' da molto tempo che sto pensando a un blog. Finalmente la settimana scorsa ho deciso. A parte le difficoltà pratiche, con il pc ho una relazione complicata ma credo sia un fatto generazionale, il vero problema è stato il nome del blog. Così negli ultimi tre giorni il medesimo si è chiamato il Gustaiolo, scartato perchè troppo onomatopeico, il GustaRiolo, scartato perchè troppo autoreferenziale, il Gusta, scartato perchè troppo padano, PepeNero, troppo di destra, PepeRosso, troppo di sinistra, Nocemoscata, troppo di centro, Alchermes, troppo buonista. Oggi pomeriggio, complice la ricorrenza, primo giorno dell'anno nuovo, mi sono messo d'impegno e ho pensato che da anni, molti, una ventina circa, mi piace mangiare e raccontare cosa come e dove ho mangiato bene. Mi piace bere e raccontare cosa come dove e chi ha prodotto il vino che ho bevuto. Un racconto senza orpelli, semplice, essenziale e diretto, come il Grillo parlante di Pinocchio. In questo caso il Grillo mangiante.
Iscriviti a:
Post (Atom)
